Nona giornata – 22 novembre

Mattinata alla Barilla. Il tentativo è di riuscire ad imporre la pasta italiana nel paese dei noodle. Il general manager ci ha raccontato le difficoltà incontrate nel cercare di convincere i cinesi a consumare gli spaghetti al dente come gli italiani e di aver poi rinunciato inserendo nelle istruzioni la possibilità di cuocerli due minuti in più in modo da incontrare il gusto tradizionale. Bellissima la metafora della carta della Cina come una gallina dalle cinque uova con la testa rovesciata (funziona!). Moltissime le domande anche sulla Cina e Hong Kong (il manager proviene da là).

Pranzo con la cucina del Sechuan, piccante. Sarà che è buona, sarà che ormai si sono abituati, sarà che la fame comanda, fatto sta che i piatti vanno via tutti.

Piccolo ultimo giro turistico nel quartiere della Concessione francese. Domani si parte e cerchiamo di trattenere nei sensi i posti, gli odori, i suoni.

Serata alla bellissima Jiao Tong University, fra le prime cento nel mondo. Incontro entusiasmante col professor Jacobus Root, neozelandese trapiantato a Shanghai, musicista eclettico, affabulatore instancabile. I suoi racconti su come è cambiata la Cina dal suo arrivo (anni ’80) meriterebbero una platea enorme.

Chiusura con la farewell dinner in un bellissimo locale. Anche stavolta i piatti tornano indietro tutti vuoti, è ora dei saluti ai nostri partner, Alessia per fortuna la vedremo anche domani. Vogliamo tirar tardi al Bund ma scopriamo due cose che ci raffreddano: le più belle torri di Pudong vengono spente alle 22 e lo skyline cambia, e nel locale che avevamo scelto non ci prendono perché siamo minorenni. Ma deviamo su di un altro e il nostro saluto a Shanghai si compie.

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